eleonora's profileLa pecora neraPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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August 20 La cattedrale del mare - Ildefonso Falcones"Il passato non esiste. Non c'è più nulla da perdonare. Cominciamo a vivere, da oggi. Guarda, il mare. Il mare non sa niente del passato. Sta lì, non ci chiederà mai di spiegargli nulla. Le stelle, la luna, stanno lì, e continuano a illuminarci, brillano per noi. Cosa vuoi che importi, a loro, quello che è successo? Ci fanno compagnia e ne sono felici. Vedi come splendono? Brillano nel cielo: lo farebbero, se fossero preoccupate? Se Dio volesse castigarci non scatenerebbe forse una tempesta? Siamo soli, tu e io, senza passato, senza ricordi, senza colpe, senza niente che possa intromettersi nel nostro amore." Teresa e Januario - Jorge Amado"Voler bene è facile. Succede quando uno meno se lo aspetta, uno sguardo, una parola, un gesto, e il fuoco si propaga bruciando petto e bocca; il difficile è dimenticare, la saudade consuma; l'amore non è una spina che si può togliere, un tumore che scoppia; è un dolore ribelle e insistente che uccide dentro" Neffa - Lontano dal tuo soleSono pronto per rialzarmi ancora, è il momento che aspettavo e ora nonostante questo cielo sembri chiuso su di me nessuno mi vede nessuno mi sente, ma non per questo io non rido più. Io son qui in un mondo che ormai gira intorno a vuoto lontano dal tuo sole e piove, ma io qualche cosa farò per sentire ancora tutto il calore che ora non ho e avere un po’ di pace che ora non ho e luce nei miei occhi che ora non ho una direzione giusta che ora non ho …che ora non ho Sulla strada Novecento - BariccoLa seconda notte di viaggio, che non si vedevano nemmeno più le luci della costa irlandese, Barry, il nostromo, entrò come un pazzo nella cabina del comandante, svegliandolo e dicendogli che doveva assolutamente venire a vedere. Il comandante bestemmiò, ma poi andò. Salone da ballo della prima classe. Luci spente. Gente in pigiama, in piedi, all'ingresso. Passeggeri usciti dalla cabina. E poi marinai, e tre tutti neri saliti dalla sala macchine, e anche Truman, il marconista. Tutti in silenzio, a guardare. Novecento. Stava seduto sul seggiolino del pianoforte, con le gambe che penzolavano giù,non toccavano nemmeno per terra. E, com'è vero iddio, stava suonando. Suonava non so che diavolo di musica, ma piccola e... bella. Non c'era trucco, era proprio lui, a suonare, le sue mani, su quei tasti, dio sa come. E bisognava sentire cosa gli veniva fuori. C'era una signora, in vestaglia, rosa, e certe pinzette nei capelli... una piena di soldi, per capirsi, la moglie americana di un assicuratore... bè, aveva dei lacrimoni così che le scendevano sulla crema da notte, guardava e piangeva, non la smetteva più. Quando si trovò il comandante di fianco, bollito dalla sorpresa, lui, letteralmente bollito, quando se lo trovò di fianco, tirò su col naso, la riccona dico, tirò su col naso e indicando il pianoforte gli chiese: "Come si chiama?". "Novecento". "Non la canzone, il bambino". "Novecento". "Come la canzone?". Era quel genere di conversazione che un comandante di marina non può sostenere per più di quattro cinque battute. Soprattutto quando ha appena scoperto che un bambino che credeva morto non solo era vivo ma, nel frattempo, aveva anche imparato a suonare il pianoforte. Piantò la riccona lì dov'era, con le sue lacrime e tutto il resto, e attraversò a passi decisi il salone: pantalon del pigiama e giacca della divisa non abbottonata. Si fermò solo quando arrivò al pianoforte. Avrebbe voluto dire molte cose, in quel momento, e tra le altre "Dove cazzo hai imparato?", o anche "Dove diavolo ti eri nascosto?". Però, come tanti uomini abituati a vivere in divisa, aveva finito per pensare, anche, in divisa. Così quel che disse fu: "Novecento, tutto questo è assolutamente contrario al regolamento". Novecento smise di suonare. Era un ragazzino di poche parole e di grande capacità di apprendimento. Guardò con dolcezza il comandante e disse: "In culo il regolamento". July 14 Sick and TiredMy love is on the line ...
A little late for all the things you didn't say I'm not sad for you But I'm sad for all the time I had to waste 'Cause I learned the truth Your heart is in a place I no longer wanna be I knew there'd come a day I'd set you free 'Cause I'm sick and tired Of always being sick and tired Your love isn't fair You live in a world where you didn't listen And you didn't care So I'm floating Floating on air No warning of such a sad song Of broken hearts My dreams of fairy tales and fantasy, oh Were torn apart I lost my peace of mind Somewhere along the way I knew there's come a time You'd hear me say I'm sick and tired of always being sick and tired Your love isn't fair You live in a world where you didn't listen And you didn't care So I'm floating Floating on air Your love isn't fair You live in a world where you didn't listen And you didn't care So I'm floating Floating on air My love is on the line May 14 MercuzioAh! Allora, lo vedo, la regina Mab è venuta a trovarti. Essa è la levatrice delle fate, e viene, in forma non più grossa di un agata all'indice di un anziano, tirata da un equipaggio di piccoli atomi, sul naso degli uomini, mentre giacciono addormentati. I raggi delle ruote del suo carro son fatti di lunghe zampe di ragno; il mantice di ali di cavallette, le tirelle del più sottile ragnatelo; i pettorali di umidi raggi di luna, il manico della frusta di un osso di grillo, la sferza di un filamento impercettibile; il cocchiere è un moscerino in livrea grigia, grosso neppure quanto la metà del piccolo insetto tondo, tratto fuori con uno spillo dal pigro dito di una fanciulla. Il suo cocchio è un guscio di nocciola, lavorato dal falegname scoiattolo o dal vecchio verme, da tempo immemorabile carrozzieri delle fate. In questo arnese essa galoppa da una notte all'altra attraverso i cervelli degli amanti, e allora essi sognan d'amore; sulle ginocchia dei cortigiani, che immediatamente sognan riverenze; sulle dita dei legulei, che subito sognano onorari, sulle labbra delle dame che immantinente sognano baci, su quelle labbra che Mab adirata spesso affligge di vescicole perché il loro fiato è guasto da confetture; talvolta essa galoppa sul naso di un sollecitatore, e allora, in sogno, egli sente l'odore d'una supplica, talora va, con la coda di un porcellino della decima, a solleticare il naso di un parroco mentre giace addormentato, e allora egli sogna un altro benefizio; talora ella passa in carrozza sul collo di un soldato, e allora egli sogna di tagliare gole nemiche, sogna brecce, agguati, lame spagnole, e trincate profonde cinque tese; poi, all'improvviso, essa gli suona il tamburo nell'orecchio, al che egli si desta di soprassalto, e spaventato bestemmia una preghiera o due, e si riaddormenta. Questa Mab è proprio quella stessa che nella notte intreccia le criniere dei cavalli, e nei loro crini sozzi ed unti fa dei nodi fatali, che una volta strigati pronosticano molte sciagure. Lei è la strega, che quando le fanciulle giacciono supine, le preme, e insegna loro per la prima volta a portare, e ne fa delle donne di buon portamento. April 18 Ode ai Libertini - De Sade
Voluttuosi di ogni età e sesso, dedico quest'opera a voi soli: nutritevi dei suoi principi, favoriranno le vostre passioni! E le passioni, verso le quali certi freddi e piatti moralisti v'incutono terrore, sono in realtà gli unici mezzi che la natura mette a disposizione dell'uomo per raggiungere quanto essa si attende da lui. Obbedite soltanto a queste deliziose passioni! Vi condurranno senza dubbio alla felicità. Donne lascive, la voluttuosa Saint-Ange sia il vostro modello! Secondo il suo esempio disprezzate tutto ciò che è contrario alle leggi divine del piacere che l'avvinsero per tutta la vita. January 19 Broken
Alone again again alone
November 25 Prevert's Paris at NightTre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L'ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia November 16 Musa di nessunoSo che e' deciso gia' Da mani che hanno fame di andar via C'e' cosi' poco intorno a te Che lo rivuoi E non e' speciale ma e' per te E non sa di niente ma di te Tu che questo figlio non lo vuoi E io, non so E io, non so Per ogni taglio che hai Sulle tue mani oscene c'e' un perche' Crudele come non e' mai per te Musa di nessuno come sei Che non sai di niente ma di te Che mi guardi e io non capiro' Io che non so Io che non so Non so, non so November 01 13 - Jay Asher"Ciao a tutti, ragazze e ragazzi.
Qui è Hanna Baker. Dal vivo e in stereofonia. Niente rimpatriate. Niente bis. E stavolta, neppure una richiesta.
Spero per voi che siate pronti, perchè sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette, è perchè voi siete una delle ragioni. Non dirò quale nastro vi chiama in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori... Ve lo prometto.
Le regole sono semplicissime. Sono solo due. Regola numero uno: ascoltare. Regola numero due: consegnare il pacco agli altri.
Mi auguro che nessuna delle due sia troppo facile per voi.
Una volta che avete finito di ascoltare tutti e tredici i lati - perchè ogni storia ha tredici lati - dovete riavvolgere le cassette, rimetterle nella scatola e consegnarle alla persona che viene dopo di voi nel racconto.
E tu, fortunato numero tredici, sei liberissimo di portartele con te all'inferno. Chissà, magari ci rivedremo laggù, sempre se ci credi.
Qualora foste tentati di infrangere le regole, sappiate che ho provveduto a fare una copia di ogni nastro. Se il pacco non dovesse raggiungere tutti i diretti interessati, tali copie diventeranno subito di dominio pubblico.
Il mio non è stato un gesto avventato.
Non datemi per scontata... una seconda volta.
Vi tengo d'occhio.
Quasi mi dimenticavo. Se siete sulla mia lista, avreste dovuto ricevere una mappa. Nel corso della registrazione farò riferimento a vari luoghi sparsi per la nostra beneamata cittadina che vi invito a visitare. Non posso certo obbligarvi, ma se volete capirci qualcosa in più, seguite le stelle. Oppure, se preferite, potete anche buttare via la mappa, tanto non lo saprò mai.
O forse si. Non so ancora di preciso come funziona questa storia della morte.
Chissà, magari sono qui in piedi dietro di voi." August 11 Il Testamento Francese"Samovar!" Così mio padre e i suoi amici, nelle loro conversazioni notturne, chiamavano a volte quei soldati senza braccia e senza gambe, quei tronchi viventi che avevano negli occhi tutta la disperazione del mondo. Si, erano come samovar: con monconi di cosce simili ai piedi di quel recipiente di rame e moncherini di spalle che ne ricordavano i manici.
I nostri invitati ne parlavano con una curiosa spavalderia, un misto d'ironia e di pena. E quel "samovar" beffardo e crudele significava che la guerra era lontana, dimenticata dagli uomini, priva d'interesse per gli altri, per noi giovani, nati una decina d'anni dopo la loro Vittoria. Ed era per non sembrare patetici, pensavo, che evocavano il passato con quella disinvoltura un po' canagliesca, senza credere nè al diavolo nè al buon Dio, come recita un detto russo. Solo molto più tardi avrei capito la ragione segreta di quel tono disincantato: un "samovar" era un'anima ghermita da un pezzo di carne disarticolato, un cervello staccato dal corpo, uno sguardo inerte invischiato nello sguardo spugnoso della vita. Quell'anima straziata, gli uomini la chiamavano "samovar".
May 28 The virgin suicidesLe figlie dei Lisbon avevano rispettivamente: tredici (Cecilia), quattordici (Lux), quindici (Bonnie), sedici (Mary) e diciassette anni (Therese). Statura bassa, glutei rotondi nei jeans, guance pienotte che evocavano come un'eco quella morbidezza posteriore. I loro visi, le volte che riuscivamo a posarvi lo sguardo, ci colpivano come una sorta di rivelazione impudica, quasi fossimo avvezzi a vedere soltanto donne coperte da un velo. Nessuno sapeva spiegarsi il fatto che i Lisbon avessero messo al mondo quelle splendide creature. Lui insegnava matematica alle superiori: corporatura esile, il tipo adolescenziale che stentava a credere alla realtà della sua chioma grigia. Parlava con una vocetta stridula, e quando Joe Larson ci raccontò che il Signor Lisbon aveva pianto nei momenti di panico in cui Lux fu portata di corsa all'ospedale la volta che si temette il suo, di suicidio, non ci fu difficile immaginare il suono di quelle lacrime da ragazzina.
Ogni volta che vedevamo la Signora Lisbon tentavamo senza successo di ravvisare su quel volto le tracce della bellezza che doveva aver posseduto in passato. Senonchè le braccia grassocce, il taglio squadrato dei capelli ispidi e gli occhi da bibliotecaria ci disorientavano puntualmente. La si vedeva solo di rado, al mattino, quando usciva in fretta a ritirare i cartoni del latte umidi di rugiada, vestita di tutto punto anche se il sole non era sorto, o la domenica, quando la famiglia al gran completo si recava alla chiesa cattolica di St.Paul on the Lake a bordo della station wagon con i pannelli di legno. In quelle occasioni la Signora Lisbon ostentava una freddezza regale. Prima di lasciarle salire in macchina esaminava le figlie una per una, la borsetta buona stretta fra le mani, per controllare se si fossero truccate, e più di qualche volte rispediva Lux dentro casa perchè indossasse una maglietta meno trasparente. Dato che nessuno di noi frequentava la chiesa, potevamo osservarli con comodo: padre e madre scoloriti, simili a un negativo fotografico, e poi la luce abbagliante delle cinque figlie negli abiti di fattura casalinga, carichi di pizzi e crespe, che scoppiavano su quei corpi in rigoglio. May 26 August RushAscolta...
La senti?
La musica.
Io la sento dappertutto.
Nel vento, nell'aria, nella luce.
E' intorno a noi.
Non bisogna fare altro che aprire l'anima.
Non bisogna fare altro che ascoltare.
May 08 La Divina Monella[...]
Del resto, ho colto l'occasione. Chi avrebbe voluto sposarmi? Bruttina, sgraziata, difficile, intelligente. Combinazione impossibile da accettarsi per un uomo. Già era difficile trovare qualcuno disposto a parlarmi, figuriamoci portarmi a letto. E sposarmi? Mai! Così ho visto quest'uomo e mi sono detta - "lui". Ho pagato una fortuna per farmi truccare, ho consumato tutta la mia forza di volontà per essere carina e mi sono sforzata di non essere intelligente. Risultato? La Divina Monella.
[...]
E ne è valsa la pena per ogni lacrima versata. Ogni umiliazione, ogni bugia, ogni lite. Lei era ciò che io volevo. Esattamente. Come mi guarda, come pensa, come sente, come ama, bisticcia, sorride, ricatta, fa i dispetti, canta, balla, domanda, osserv, strilla, piange, persevera...Persevera? Testarda, più che altro. Che cosa sto facendo? Sto preparando la sua valigia. Guardami! Faccio di nuovo quello che vuole lei.
[...] April 14 I feel sad
Tutto questo tempo a chiedermi April 02 La fata ignorante |
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