eleonora's profileLa pecora neraPhotosBlogListsMore Tools Help

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    August 20

    La cattedrale del mare - Ildefonso Falcones

    "Il passato non esiste. Non c'è più nulla da perdonare. Cominciamo a vivere, da oggi. Guarda, il mare. Il mare non sa niente del passato. Sta lì, non ci chiederà mai di spiegargli nulla. Le stelle, la luna, stanno lì, e continuano a illuminarci, brillano per noi. Cosa vuoi che importi, a loro, quello che è successo? Ci fanno compagnia e ne sono felici. Vedi come splendono? Brillano nel cielo: lo farebbero, se fossero preoccupate? Se Dio volesse castigarci non scatenerebbe forse una tempesta? Siamo soli, tu e io, senza passato, senza ricordi, senza colpe, senza niente che possa intromettersi nel nostro amore."

    Uomini che odiano le donne

     

    El DF - Pino Cacucci

    "La capitale, per chi ci vive, è semplicemente el De-Efe, il DF, due iniziali che non fanno perdere tempo a pronunciarne il nome per intero. [...] Alla maggior parte, Città del Messico non chiede nulla, e finge di non vederli, a patto che facciano altrettanto."

    Teresa e Januario - Jorge Amado

    "Voler bene è facile. Succede quando uno meno se lo aspetta, uno sguardo, una parola, un gesto, e il fuoco si propaga bruciando petto e bocca; il difficile è dimenticare, la saudade consuma; l'amore non è una spina che si può togliere, un tumore che scoppia; è un dolore ribelle e insistente che uccide dentro"

    Neffa - Lontano dal tuo sole

      
     
    Sono pronto per rialzarmi ancora,
    è il momento che aspettavo e ora
    nonostante questo cielo sembri chiuso su di me
    nessuno mi vede
    nessuno mi sente,
    ma non per questo io non rido più.
    Io son qui in un mondo che ormai
    gira intorno a vuoto
    lontano dal tuo
    sole
    e piove, ma io qualche cosa farò
    per sentire ancora
    tutto il calore che ora non ho
    e avere un po’ di pace che ora non ho
    e luce nei miei occhi che ora non ho
    una direzione giusta che ora non ho
    …che ora non ho

    Sulla strada
    troppe stelle spente
    la tua mano ora servirebbe
    troppa gente alza il dito
    e poi lo punta su di me.
    Nessuno mi crede, davvero innocente,
    ma non per questo io non vivo più.
    Io sono qui in un mondo che ormai
    gira intorno a vuoto
    lontano dal tuo sole,
    e piove mai io qualche cosa farò
    per sentire ancora
    tutto il calore che ora non ho
    e avere un po’ di pace
    che ora non ho
    e luce nei miei occhi
    che ora non ho
    una direzione giusta
    che ora non ho
    E avere un po’ di pace
    che ora non ho
    e luce nei miei occhi
    che ora non ho
    una direzione giusta
    che ora non ho

    Novecento - Baricco

    La seconda notte di viaggio, che non si vedevano nemmeno più le luci della costa irlandese, Barry, il nostromo, entrò come un pazzo nella cabina del comandante, svegliandolo e dicendogli che doveva assolutamente venire a vedere. Il comandante bestemmiò, ma poi andò. Salone da ballo della prima classe. Luci spente. Gente in pigiama, in piedi, all'ingresso. Passeggeri usciti dalla cabina. E poi marinai, e tre tutti neri saliti dalla sala macchine, e anche Truman, il marconista. Tutti in silenzio, a guardare. Novecento. Stava seduto sul seggiolino del pianoforte, con le gambe che penzolavano giù,non toccavano nemmeno per terra. E, com'è vero iddio, stava suonando. Suonava non so che diavolo di musica, ma piccola e... bella. Non c'era trucco, era proprio lui, a suonare, le sue mani, su quei tasti, dio sa come. E bisognava sentire cosa gli veniva fuori. C'era una signora, in vestaglia, rosa, e certe pinzette nei capelli... una piena di soldi, per capirsi, la moglie americana di un assicuratore... bè, aveva dei lacrimoni così che le scendevano sulla crema da notte, guardava e piangeva, non la smetteva più. Quando si trovò il comandante di fianco, bollito dalla sorpresa, lui, letteralmente bollito, quando se lo trovò di fianco, tirò su col naso, la riccona dico, tirò su col naso e indicando il pianoforte gli chiese: "Come si chiama?". "Novecento". "Non la canzone, il bambino". "Novecento". "Come la canzone?". Era quel genere di conversazione che un comandante di marina non può sostenere per più di quattro cinque battute. Soprattutto quando ha appena scoperto che un bambino che credeva morto non solo era vivo ma, nel frattempo, aveva anche imparato a suonare il pianoforte. Piantò la riccona lì dov'era, con le sue lacrime e tutto il resto, e attraversò a passi decisi il salone: pantalon del pigiama e giacca della divisa non abbottonata. Si fermò solo quando arrivò al pianoforte. Avrebbe voluto dire molte cose, in quel momento, e tra le altre "Dove cazzo hai imparato?", o anche "Dove diavolo ti eri nascosto?". Però, come tanti uomini abituati a vivere in divisa, aveva finito per pensare, anche, in divisa. Così quel che disse fu: "Novecento, tutto questo è assolutamente contrario al regolamento". Novecento smise di suonare. Era un ragazzino di poche parole e di grande capacità di apprendimento. Guardò con dolcezza il comandante e disse: "In culo il regolamento".

    July 14

    Sick and Tired

     
     
     
    My love is on the line ...

    A little late for all the things you didn't say
    I'm not sad for you
    But I'm sad for all the time I had to waste
    'Cause I learned the truth
    Your heart is in a place I no longer wanna be
    I knew there'd come a day
    I'd set you free
    'Cause I'm sick and tired
    Of always being sick and tired

    Your love isn't fair
    You live in a world where you didn't listen
    And you didn't care
    So I'm floating
    Floating on air

    No warning of such a sad song
    Of broken hearts
    My dreams of fairy tales and fantasy, oh
    Were torn apart
    I lost my peace of mind
    Somewhere along the way
    I knew there's come a time
    You'd hear me say
    I'm sick and tired
    of always being sick and tired

    Your love isn't fair
    You live in a world where you didn't listen
    And you didn't care
    So I'm floating
    Floating on air 
     
    Your love isn't fair
    You live in a world where you didn't listen
    And you didn't care
    So I'm floating
    Floating on air

    My love is on the line

    May 14

    Mercuzio

    Ah! Allora, lo vedo, la regina Mab è venuta a trovarti. Essa è la levatrice delle fate, e viene, in forma non più grossa di un agata all'indice di un anziano, tirata da un equipaggio di piccoli atomi, sul naso degli uomini, mentre giacciono addormentati. I raggi delle ruote del suo carro son fatti di lunghe zampe di ragno; il mantice di ali di cavallette, le tirelle del più sottile ragnatelo; i pettorali di umidi raggi di luna, il manico della frusta di un osso di grillo, la sferza di un filamento impercettibile; il cocchiere è un moscerino in livrea grigia, grosso neppure quanto la metà del piccolo insetto tondo, tratto fuori con uno spillo dal pigro dito di una fanciulla. Il suo cocchio è un guscio di nocciola, lavorato dal falegname scoiattolo o dal vecchio verme, da tempo immemorabile carrozzieri delle fate. In questo arnese essa galoppa da una notte all'altra attraverso i cervelli degli amanti, e allora essi sognan d'amore; sulle ginocchia dei cortigiani, che immediatamente sognan riverenze; sulle dita dei legulei, che subito sognano onorari, sulle labbra delle dame che immantinente sognano baci, su quelle labbra che Mab adirata spesso affligge di vescicole perché il loro fiato è guasto da confetture; talvolta essa galoppa sul naso di un sollecitatore, e allora, in sogno, egli sente l'odore d'una supplica, talora va, con la coda di un porcellino della decima, a solleticare il naso di un parroco mentre giace addormentato, e allora egli sogna un altro benefizio; talora ella passa in carrozza sul collo di un soldato, e allora egli sogna di tagliare gole nemiche, sogna brecce, agguati, lame spagnole, e trincate profonde cinque tese; poi, all'improvviso, essa gli suona il tamburo nell'orecchio, al che egli si desta di soprassalto, e spaventato bestemmia una preghiera o due, e si riaddormenta. Questa Mab è proprio quella stessa che nella notte intreccia le criniere dei cavalli, e nei loro crini sozzi ed unti fa dei nodi fatali, che una volta strigati pronosticano molte sciagure. Lei è la strega, che quando le fanciulle giacciono supine, le preme, e insegna loro per la prima volta a portare, e ne fa delle donne di buon portamento.

    April 18

    Ode ai Libertini - De Sade

     

    Voluttuosi di ogni età e sesso, dedico quest'opera a voi soli: nutritevi dei suoi principi, favoriranno le vostre passioni! E le passioni, verso le quali certi freddi e piatti moralisti v'incutono terrore, sono in realtà gli unici mezzi che la natura mette a disposizione dell'uomo per raggiungere quanto essa si attende da lui. Obbedite soltanto a queste deliziose passioni! Vi condurranno senza dubbio alla felicità. Donne lascive, la voluttuosa Saint-Ange sia il vostro modello! Secondo il suo esempio disprezzate tutto ciò che è contrario alle leggi divine del piacere che l'avvinsero per tutta la vita.
    Fanciulle rimaste troppo a lungo legate ad assurdi e pericolosi vincoli d'una virtù fantasiosa e di una religione disgustante, imitate l'appassionata Eugénie! Distruggete, calpestate e con la stessa rapidità, tutti i ridicoli precetti che vi hanno inculcato genitori imbecilli!
    E voi, amabili dissoluti, voi che fin dalla giovinezza avete come unici freni i vostri stessi desideri e come uniche leggi i vostri stessi capricci, prendete a modello il cinico Dolmancé! Spingetevi agli estremi come lui se, come lui, volete percorrere tutti i sentieri in fiore che la lascivia aprirà al vostro passaggio! Convincetevi, alla sua scuola, che solo ampliando la sfera dei piaceri e delle fantasie, solo sacrificando tutto alla voluttà, quell'infelice individuo conosciuto sotto il nome di uomo, scaraventato suo malgrado in questo triste universo, potrà riuscire a spargere qualche rosa tra le spine della vita.

    January 19

    Broken

     

     

    Alone again again alone
    Patiently waiting by the phone
    Hoping that you will call me home
    The pain inside my love denied
    Hopes and dreams swallowed by pride
    Everything I need it lies in you

    'Cause I'm broken
    I know I need you now
    Deep inside you're broken
    You see the way I live
    I know I know your heart is broken
    When I turn away
    I need to be broken
    Take the pain away

    I question why you chose to die
    When you knew your truth I would deny
    You look at me
    The tears begin to fall
    And all in all faith is blind
    But I fail time after time
    Daily in my sin I take your life

    'Cause I'm broken
    I know I need you now
    Deep inside you're broken
    You see the way I live
    I know I know your heart is broken
    When I turn away
    I need to be broken
    Take the pain away

    All the hate deep inside
    Slowly covering my eyes
    All these things I hide
    Away from you again
    All this fear holding me
    My heart is cold and I believe
    Nothing's gonna change
    Until I'm broken

    'Cause I'm broken
    I know I need you now
    Deep inside you're broken
    You see the way I live
    I know I know your heart is broken
    When I turn away
    I need to be broken
    Take the pain away

    Broken

     

    December 22

    Elton John's Tiny Dancer in Almost Famous

     
    November 25

    Prevert's Paris at Night

    Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
     
    Il primo per vederti tutto il viso
     
    Il secondo per vederti gli occhi
     
    L'ultimo per vedere la tua bocca
     
    E tutto il buio per ricordarmi queste cose
     
    Mentre ti stringo fra le braccia
    November 16

    Musa di nessuno

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    So che e' deciso gia'
    Da mani che hanno fame di andar via
    C'e' cosi' poco intorno a te
    Che lo rivuoi

    E non e' speciale ma e' per te
    E non sa di niente ma di te
    Tu che questo figlio non lo vuoi
    E io, non so
    E io, non so

    Per ogni taglio che hai
    Sulle tue mani oscene c'e' un perche'
    Crudele come non e' mai per te

    Musa di nessuno come sei
    Che non sai di niente ma di te
    Che mi guardi e io non capiro'
    Io che non so
    Io che non so
    Non so, non so

    November 01

    13 - Jay Asher

    mondadori_-_13
     
     
    "Ciao a tutti, ragazze e ragazzi.
    Qui è Hanna Baker. Dal vivo e in stereofonia. Niente rimpatriate. Niente bis. E stavolta, neppure una richiesta.
    Spero per voi che siate pronti, perchè sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette, è perchè voi siete una delle ragioni. Non dirò quale nastro vi chiama in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori... Ve lo prometto.
    Le regole sono semplicissime. Sono solo due. Regola numero uno: ascoltare. Regola numero due: consegnare il pacco agli altri.
    Mi auguro che nessuna delle due sia troppo facile per voi.
    Una volta che avete finito di ascoltare tutti e tredici i lati - perchè ogni storia ha tredici lati - dovete riavvolgere le cassette, rimetterle nella scatola e consegnarle alla persona che viene dopo di voi nel racconto.
    E tu, fortunato numero tredici, sei liberissimo di portartele con te all'inferno. Chissà, magari ci rivedremo laggù, sempre se ci credi.
    Qualora foste tentati di infrangere le regole, sappiate che ho provveduto a fare una copia di ogni nastro. Se il pacco non dovesse raggiungere tutti i diretti interessati, tali copie diventeranno subito di dominio pubblico.
    Il mio non è stato un gesto avventato.
    Non datemi per scontata... una seconda volta.
    Vi tengo d'occhio.
    Quasi mi dimenticavo. Se siete sulla mia lista, avreste dovuto ricevere una mappa. Nel corso della registrazione farò riferimento a vari luoghi sparsi per la nostra beneamata cittadina che vi invito a visitare. Non posso certo obbligarvi, ma se volete capirci qualcosa in più, seguite le stelle. Oppure, se preferite, potete anche buttare via la mappa, tanto non lo saprò mai.
    O forse si. Non so ancora di preciso come funziona questa storia della morte.
    Chissà, magari sono qui in piedi dietro di voi."
    August 11

    Il Testamento Francese

     
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    "Samovar!" Così mio padre e i suoi amici, nelle loro conversazioni notturne, chiamavano a volte quei soldati senza braccia e senza gambe, quei tronchi viventi che avevano negli occhi tutta la disperazione del mondo. Si, erano come samovar: con monconi di cosce simili ai piedi di quel recipiente di rame e moncherini di spalle che ne ricordavano i manici.
    I nostri invitati ne parlavano con una curiosa spavalderia, un misto d'ironia e di pena. E quel "samovar" beffardo e crudele significava che la guerra era lontana, dimenticata dagli uomini, priva d'interesse per gli altri, per noi giovani, nati una decina d'anni dopo la loro Vittoria. Ed era per non sembrare patetici, pensavo, che evocavano il passato con quella disinvoltura un po' canagliesca, senza credere nè al diavolo nè al buon Dio, come recita un detto russo. Solo molto più tardi avrei capito la ragione segreta di quel tono disincantato: un "samovar" era un'anima ghermita da un pezzo di carne disarticolato, un cervello staccato dal corpo, uno sguardo inerte invischiato nello sguardo spugnoso della vita. Quell'anima straziata, gli uomini la chiamavano "samovar".
     
    May 28

    The virgin suicides

     
    verginisuicide
     
    Le figlie dei Lisbon avevano rispettivamente: tredici (Cecilia), quattordici (Lux), quindici (Bonnie), sedici (Mary) e diciassette anni (Therese). Statura bassa, glutei rotondi nei jeans, guance pienotte che evocavano come un'eco quella morbidezza posteriore. I loro visi, le volte che riuscivamo a posarvi lo sguardo, ci colpivano come una sorta di rivelazione impudica, quasi fossimo avvezzi a vedere soltanto donne coperte da un velo. Nessuno sapeva spiegarsi il fatto che i Lisbon avessero messo al mondo quelle splendide creature. Lui insegnava matematica alle superiori: corporatura esile, il tipo adolescenziale che stentava a credere alla realtà della sua chioma grigia. Parlava con una vocetta stridula, e quando Joe Larson ci raccontò che il Signor Lisbon aveva pianto nei momenti di panico in cui Lux fu portata di corsa all'ospedale la volta che si temette il suo, di suicidio, non ci fu difficile immaginare il suono di quelle lacrime da ragazzina.
    Ogni volta che vedevamo la Signora Lisbon tentavamo senza successo di ravvisare su quel volto le tracce della bellezza che doveva aver posseduto in passato. Senonchè le braccia grassocce, il taglio squadrato dei capelli ispidi e gli occhi da bibliotecaria ci disorientavano puntualmente. La si vedeva solo di rado, al mattino,  quando usciva in fretta a ritirare i cartoni del latte umidi di rugiada, vestita di tutto punto anche se il sole non era sorto, o la domenica, quando la famiglia al gran completo si recava alla chiesa cattolica di St.Paul on the Lake a bordo della station wagon con i pannelli di legno. In quelle occasioni la Signora Lisbon ostentava una freddezza regale. Prima di lasciarle salire in macchina esaminava le figlie una per una, la borsetta buona stretta fra le mani, per controllare se si fossero truccate, e più di qualche volte rispediva Lux dentro casa perchè indossasse una maglietta meno trasparente. Dato che nessuno di noi frequentava la chiesa, potevamo osservarli con comodo: padre e madre scoloriti, simili a un negativo fotografico, e poi la luce abbagliante delle cinque figlie negli abiti di fattura casalinga, carichi di pizzi e crespe, che scoppiavano su quei corpi in rigoglio.
    May 26

    August Rush

     
    Ascolta...
     
    La senti?
     
    La musica.
     
    Io la sento dappertutto.
     
    Nel vento, nell'aria, nella luce.
     
    E' intorno a noi.
     
    Non bisogna fare altro che aprire l'anima.
     
    Non bisogna fare altro che ascoltare.
     
     
    May 08

    La Divina Monella

    [...]
    Del resto, ho colto l'occasione. Chi avrebbe voluto sposarmi? Bruttina, sgraziata, difficile, intelligente. Combinazione impossibile da accettarsi per un uomo. Già era difficile trovare qualcuno disposto a parlarmi, figuriamoci portarmi a letto. E sposarmi? Mai! Così ho visto quest'uomo e mi sono detta - "lui". Ho pagato una fortuna per farmi truccare, ho consumato tutta la mia forza di volontà per essere carina e mi sono sforzata di non essere intelligente. Risultato? La Divina Monella.
    [...]
    E ne è valsa la pena per ogni lacrima versata. Ogni umiliazione, ogni bugia, ogni lite. Lei era ciò che io volevo. Esattamente. Come mi guarda, come pensa, come sente, come ama, bisticcia, sorride, ricatta, fa i dispetti, canta, balla, domanda, osserv, strilla, piange, persevera...Persevera? Testarda, più che altro. Che cosa sto facendo? Sto preparando la sua valigia. Guardami! Faccio di nuovo quello che vuole lei.
    [...]
    April 14

    I feel sad

    Costa+Rei+d'inverno

     

    Tutto questo tempo a chiedermi
    Cos'è che non mi lascia in pace
    Tutti questi anni a chiedermi
    Se vado veramente bene
    Così
    Come sono
    Così

    Così un giorno
    Ho scritto sul quaderno
    Io farò sognare il mondo con la musica
    Non molto tempo
    Dopo quando mi bastava
    Fare un salto per
    Raggiungere la felicità
    E la verità è che

    Ho aspettato a lungo
    Qualcosa che non c'è
    Invece di guardare il sole sorgere

    Questo è sempre stato un modo
    Per fermare il tempo
    E la velocità
    I passi svelti della gente
    La disattenzione
    Le parole dette
    Senza umiltà
    Senza cuore così
    Solo per far rumore

    Ho aspettato a lungo
    Qualcosa che non c'è
    Invece di guardare
    Il sole sorgere

    E miracolosamente non
    Ho smesso di sognare
    E miracolosamente
    Non riesco a non sperare
    E se c'è un segreto
    E' fare tutto come
    Se vedessi solo il sole

    Un segreto è fare tutto
    Come se
    Fare tutto
    Come se
    Vedessi solo il sole
    Vedessi solo il sole
    Vedessi solo il sole

    E non
    Qualcosa che non c'è

    April 02

    La fata ignorante

     
    Le fate ignoranti
     
     
    Per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere,
    per tutte le volte che mi hai detto non posso ma anche per quelle in cui mi hai detto ritornerò.
    Sempre in attesa, posso chiamare la mia pazienza "Amore"?
     
    La tua Fata Ignorante